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Ecco l'intervista:

Dopo quasi due mesi (la chiusura dell’ufficio è arrivata il 12 marzo), Tirabora Immobiliare riapre i battenti della sua sede di Corso Italia, con i dovuti accorgimenti previsti dalle misure per limitare il rischio di contagio. Tuttavia, come racconta Cristiano Sain, titolare dell’impresa che è lo sponsor principale del settore giovanile della Triestina (ma che sostiene anche la prima squadra), il lavoro, seppure a distanza, non si è mai davvero fermato. E, proprio oggi che parte la cosiddetta “Fase 2”, si può guardare con un po’ di fiducia al futuro.

Come avete affrontato la situazione che si è venuta a creare?

«Il 12 marzo scorso abbiamo chiuso l’ufficio, a seguito dei primi decreti governati-vi che hanno imposto lo stop, ma abbiamo continuato a lavorare in smart working per mantenere il rapporto con i nostri clienti, sfruttando anche i canali social per rimanere costantemente attivi e presenti e anche per dare un segnale di vicinanza a chi si rivolge a noi. Di fatto il nostro impegno non si è mai davvero interrotto».

Cosa significa per un’agenzia immobiliare lavorare in questo contesto?

«Per quanto ci riguarda, abbiamo continuato a prendere appuntamenti con la nostra clientela. Ovviamente cambiano le tempistiche: se in condizioni normali puoi fissare una vi-sita nel giro di due o tre giorni, nelle scorse settimane non abbiamo potuto avere questo tipo di tempestività, lasciando in sospeso il momento in cui si sarebbe potuto andare a vedere l’immobile. Tuttavia il lavoro non è mancato e abbiamo programmato centinaia di appuntamenti che ora vedremo di fissare in maniera più puntuale, anche se ci saranno degli accorgimenti di cui tenere conto per riprendere davvero al massimo delle potenzialità».

a fatidica data del 4 maggio è finalmente arrivata...

«Noi siamo pronti a ripartire, naturalmente con tutte le precauzioni del caso. Ne parlavo proprio pochi giorni fa con Mauro Milanese, noi guardiamo avanti con ottimismo e fidu-cia, nonostante le difficoltà che indubbia-mente questa pandemia comporta».

Come ha reagito il mercato a questo mo-mento?

«Come dicevo, il momento è particolare ma abbiamo comunque avuto dei riscontri che ci hanno dato l’opportunità di rimanere attivi. Rimanere molto in casa ha portato alcune persone e rivalutare le proprie necessità all’interno del domicilio e quindi, laddove possibile, anche a rivolgersi al mercato per trovare nuove soluzioni. Le chiamate da par-te dei clienti ci sono state anche in questo periodo e ora abbiamo una base per poter ricominciare».

Quali saranno gli effetti della pandemia sull’intero settore?

«Molto dipende dalle dimensioni dell’azienda e dal giro di affari su cui può contare. Per quanto ci riguarda, possiamo fare affidamento su circa 300 immobili a cui si aggiungono altri 150 cantieri per le ristrutturazioni. Ab-biamo quindi un volume che ci consente di poter ripartire e di guardare con ottimismo al futuro. Chi invece ha una disponibilità ridotta di immobili rischia di fare fatica a ricominciare».





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